11 dicembre 2017

1526, Descriptio Urbis - il primo censimento della popolazione di Roma


Nel 1526, pochi mesi prima del terribile episodio passato alla storia come Sacco di Roma, avvenuto il 6 maggio 1527,  fu compilato un documento importantissimo e raro per conoscere Roma e i suoi abitanti un censimento, redatto sotto il pontificato di Clemente VII (1523-1534), che probabilemnte aveva scopi fiscali.

IL CENSIMENTO DEL 1526. La Descriptio Urbis o censimento della popolazione di Roma è un documento fondamentale per la storia di Roma all’inizio dell’evo moderno. 
Raro perchè è il primo documento, dall’antichità, che offre un panorama complessivo della popolazione romana, redatto un anno prima dell’arrivo dei lanzichenecchi di Carlo V, che la metteranno a ferro e fuoco.
Il manoscritto offre preziose informazioni  sui singoli individui,  sui lavori che assicuravano ai romani i mezzi di sostentamento, sulla suddivisione degli abitanti nei vari rioni, sul luogo di nascita degli immigrati che costituivano una larga parte della popolazione. 
Va sempre considerato poi, quando parliamo della città sede del papato,  che oltre ai suoi abitanti, Roma aveva, ieri come oggi, sempre attirato una moltitudine di gente straniera e non. 
E Roma, poco prima di questo tragico avvenimento (1527), raggiungeva le 55.000 unità, prevalentemente composti da colonie provenienti da varie città italiane, a maggioranza fiorentina.
L'improvviso affollamento causato dalle decine di migliaia di lanzichenecchi aggravò pesantemente la situazione igienica, favorendo oltre misura il diffondersi di malattie contagiose che decimarono tanto la popolazione, quanto gli occupanti.
Alla fine di quell'anno tremendo, la cittadinanza di Roma fu ridotta quasi alla metà dalle circa 20.000 morti causate dalle violenze o dalle malattie.
STORIA DEL MANOSCRITTO. La "Descriptio Urbis o Censimento della popolazione di Roma avanti il sacco borbonicorisalente ai sec. XVIII-XIX  fu pubblicato  da Domenico Gnoli (1), Roma 1894, in "Archivio della Società Romana di Storia Patria", XVII, pp. 375-520. 
Il manoscritto è conservato oggi presso la Biblioteca nazionale centrale di Roma, e contiene  descrizione e notizie  di mano di Aldo Gnoli, da cui è stato acquistato nel 1944.
Aldo Gnoli fu studioso di cose romane per eredità familiare, in quanto nipote del celebre Domenico Gnoli, fu anzitutto attento studioso del Belli e poeta egli stesso. Si dedicò poi alla cura dei lavori lasciati incompiuti o inediti dal nonno. 
 
LETTERATI E ERUDITI A ROMA NELL'OTTOCENTO. Questi particolari ci riportano al clima di erudizione della Roma dell'Ottocento. 
Il censimento lo conoscevano in pochi, anche perchè pochissime erano le copie  in circolazione. 
Nell'Archivio della società Romana di Storia Patria, l'articolo a firma di Domenico Gnoli, (Roma1838Roma915)  poetastorico e bibliotecario italiano, cui si deve la pubblicazione del censimento (1), riferisce addirittura l'esistenza di solo due copie. 
E una di queste era presso un archivista, in servizio all'epoca presso l'Archivio di Stato di Roma.
Si trattava di Costantino Corvisieri (Roma1822 – Roma11 dicembre 1898), storico, archeologo, erudito e cultore di studi romani oltrechè capo sezione e poi  primo archivista proprio nell'Archivio Stato di Roma, in servizio dal  1871 al 1898.
Ma non solo! Corvisieri è stato uno dei fondatori, nonché primo presidente della Società romana di storia patria, fondata il 5 dicembre 1876 in casa del barone Pietro Ercole Visconti da un gruppo di studiosi, spinti a questa fondazione dal desiderio di scrivere una nuova storia di Roma, nella quale la visione “municipale” avesse il predominio sulla visione “pontificia”, che fino a quel momento era stata predominante. La prima riunione dei soci fondatori si tenne proprio a casa di Costantino Corvisieri, che in quell’occasione fu eletto presidente. Tra il 1877 e il 1878 uscì il primo numero  dell’«Archivio della Società Romana di storia patria». 
Intanto, due anni dopo nel 1878 fu eletto pontefice Leone XIII, che ben presto aprì agli studiosi di tutto il mondo gli Archivi Vaticani.
La Società all’inizio non ebbe una sede: le riunioni si tennero prima a casa del Presidente, poi, per concessione del principe Chigi, presso la Biblioteca Chigiana, quindi in alcuni locali presso San Carlo in via Quattro Fontane 94 (oggi via Depretis) ed infine il ministro Guido Baccelli assegnò alla Società l’uso di tre stanze annesse alla Biblioteca Vallicelliana
La cura della conservazione e dell’incremento della Vallicelliana fu dallo stesso ministro affidata nel 1883 alla Società, al cui presidente fu concessa l’alta direzione della Biblioteca.

BIOGRAFIA DI COSTANTINO CORVISIERI, ARCHIVISTA PRESSO L'ARCHIVIO DI STATO DI ROMA. Figlio di Alessandro e di Flavia Nardini, Corvisieri era nato a Roma il 19 febbraio 1824 dove morì l’11 novembre 1898. Oltre agli studi in Filosofia, Diritto civile e Canonico, era anche Paleografo e corrispondente storico.
Il 12 novembre 1870, dopo la caduta dello Stato pontificio, Corvisieri fu delegato agli Archivi governativi di Roma per farne la relazione e curarne la conservazione a Roma. 
Il 25 marzo 1871 fu delegato al trasporto e all'ordinamento temporaneo di detti Archivi a Roma. 
Dal 30 dicembre 1871 rivestì il ruolo di capo sezione nell'Archivio di Stato di Roma, e dal 23 dicembre 1875 archivista di II classe. 
Poi il 24 marzo 1881, fu nominato primo archivista di I classe e il 22 novembre 1896 collocato in disponibilità per riduzione di ruolo 
Fu anche cavaliere della Corona d’Italia Consigliere della R. Società Romana di Storia Patria.
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(1) Cgf. D. Gnoli, Description Urbis o censimento della popolazione di Roma avanti il sacco borbonico, sta in 4, in "Archivio della Società Romana di Storia Patria", XVII, Roma 189, pp. 375-520. 

30 novembre 2017

Nomi di strade, piazze e vicoli di Roma prima dell'Ottocento

Andando a ritroso nel tempo, dobbiamo arrivare alla seconda metà del '700, perchè a Roma ci si ponga seriamente il problema dell'individuazione dei nomi di strade, piazza, vicoli etc. Fino a quel momento non era stato redatto alcun elenco ufficiale.

NOMI DI STRADE E PIAZZE. I nomi che indicavano le strade e le piazze di Roma erano spesso incerti e quasi sempre collegati alla presenza di chiese, palazzi, monumenti antichi etc, che costituivano importanti punti di riferimento per la popolazione oppure alla presenza di varie e specifiche attività attinenti alla sfera economico- sociale (mercati, botteghe artigiane, osterie, luoghi pubblici).
Così, il nome di una strada, di una piazza, di un vicolo (etc) non era stato deciso ufficialmente da un ufficio competente o da un magistrato incaricato, ma il toponimo si era formato spontaneamente e si era tramandato in quel modo per consuetudine. 
Questi nomi erano in sostanza quasi tutti di origine popolare. 
Per le strade e le piazze più importanti la denominazione invece era più esatta e si è mantenuta dal XIV-XV secolo fino ad oggi.
Inoltre non esistevano lapidi o tabelle con l'indicazione del nome, e non  solo, ma i singoli edifici erano sprovvisti di una numerazione civica. 
E' difficile oggi immaginare un tale sistema, e capire come ci si poteva orientare in una contesto così arbitrario e approssimativo. 


21 novembre 2017

Il vetro a Roma. Aiuti per migliorare la produzione




Come per tanti altri prodotti, mediocre era la  qualità del vetro fabbricato a Roma. E' quanto riferito dall'importante inchiesta fatta dall'amministrazione francese del 1809-10. 
Però fin dall'epoca romana questo materiale era conosciuto  e  veniva utilizzato per la creazione di oggetti artistici e per oggetti di uso comune (bottiglie, bicchieri, vasellame etc).
STORIA DEL VETRO. Durante tutto il Rinascimento, Venezia era stata un punto di riferimento per l'arte vetraria di tutta l'Europa*. La raffinata produzione del vetro veneziano creava oggetti di uso comune, perlopiù in vetro cavo, e a partire dal Quattrocento oggetti "di lusso",  di grande valore economico, la cui tecnica veniva custodita e conservata segreta. 
Poi la supremazia passò alla Boemia, dove, a partire dal secolo XVIII, si cominciò a produrre il cristallo.  

Il letterato Francesco Sansovino  (Roma, 1521 – Venezia, 1583), nei suoi ritratti delle principali città ** decanta come singolarità Venezia, che in pieno Cinquecento utilizzava i vetri alle finestre. Quest'uso, già noto ai Romani antichi, se non proprio perduto, era decaduto a tal segno che i vetri delle finestre erano diventati una rarità  e una decorazione costosa e di gran lusso.


LE VETRATE SOLO I RICCHI SE LE POTEVANO PERMETTERE. Se  rivolgiamo la nostra attenzione alle strade, alle piazze, ai vicoli di Roma vediamo che sono tutti luoghi dove si affacciano finestre di ogni tipo, ovviamente  tutte dotate di vetri. Ma…nella Roma delle epoche passate l'elemento finestra-vetro, oggi indispensabile, era utilizzato? E come?
A Roma uno dei pochi palazzi, sopravvissuti al tempo,e che risente ancora dell’impostazione medievale è Palazzo Capranica. Commissionato nel secolo XV dal cardinale Domenico Capranica, come residenza per la propria famiglia e come collegio per l’educazione degli ecclesiastici.
Interessanti sono in particolare le finestre della facciata : bifore trilobate e alcune crociate guelfe. E soprattutto i piccoli vetri delle vetrate che, come si può vedere nella foto in alto, sono contenuti in profilati in piombo. 

Una rarità  anche nelle case agiate del Medioevo e del Rinascimento. Realizzate con vetri rotondi (occhi) tenuti insieme con striscioline di piombo, le vetrate erano costosissime e quindi solitamente riservate alle chiese o, in qualche caso, agli scriptoria monastici.  


Nel Medioevo e nel Rinascimento, quando grazie all'utilizzo dell'architrave, le finestre si ingrandiscono, specie quando viene a cadere la necessità della difesa, le stesse si presentano quasi sempre senza vetri e chiuse con portelloni di legno a scomparti, apribili a secondo della temperatura esterna e per poter dosare a piacere la quantità di luce. Lo scopo è quello di oscurare le camere e di proteggersi dal freddo.
Nella stagione meno luminosa alle finestre degli appartamenti signorili erano inserite le impannate che, come dice la parola, erano panni o carta prima intrisi di olio e poi incerati - quindi resi traslucidi e impermeabili - inchiodati su telai mobili applicati agli infissi.

Le finestre  erano quindi un segno di ricchezza, in quanto costosissime nella loro realizzazione. Perciò quando si vedevano finestre con vetrate si potere esser sicuri che si trattava di una casa appartenente a ricchi proprietari.

In queste epoche non era possibile produrre lastre piane di grandi dimensioni. Come già detto, sviluppata invece era la tecnica del vetro e del piombo, utilizzato per unire le lastrine in sistemi a notevole tenuta all'aria e resistenza statica.

AIUTI PER LA FABBRICAZIONE DEL VETRO. Dalla fine del 1700, nel piano generale di sviluppo economico,  i  pontefici   avevano cominciano a concedere privative di fabbricazione  cristallo per migliorare l’evoluzione di questo settore. Ma non solo! Sempre a Roma furono chiamati anche abili maestri da Venezia e dalla Boemia per insegnare e diffondere quest'arte. 
Quest'ultima aveva surclassato Venezia grazie alla scoperta della composizione del cristallo potassico.
A Roma fu però un fallimento. I maestri-vetrai ora con la scusa del clima non adatto, ora criticando la legna non di buona qualità ed infine con "con infine altre insulse ragioni" non riuscirono nell'intento
E' probabile che non  avessero interesse, che si diffondesse in altri luoghi l'antica arte della lavorazione del vetro, di cui erano e volevano rimanere unici depositari.

LE CARTE D'ARCHIVIO. Notizie dei tentativi fatti per migliorare questo e altri settori produttivi sono nei verbali delle sedute  delle Congregazioni economiche, conservate in parte nell'Archivio di Stato di Roma e in parte nell'Archivio segreto vaticano,  organismi istituiti in tempi diverse dai pontefici per  studiare problemi di tipo economico, fiscale. E' utile anche la docuemntazione del Camerale II, Commercio e industria. 
[continua]
[immagini:n. 1 e 2 Palazzo Capranica; 3- cattedrale gotica di Notre-Dame, 4 
Esempio 
di impannate]
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*Esistevano fornaci in molte città d'Italia, ma la loro produzione era esclusivamente d'uso comune e solo due meritano una citazione particolare: Firenze e Altare.
**cfr. Francesco Sansovino Ritratto delle più nobili et famose citta d'Italia

12 novembre 2017

Quando il papa Leone XII rispose in rima...


(1) Non è un caso raro che alcune carte d’archivio rimangano per secoli relegate nel buio degli scaffali dove sono conservate, sfuggendo spesso anche al più attento studioso. Così nell’archivio della Computisteria pontificia, conservata presso l’Archivio di Stato di Roma alcuni documenti aggiungono particolari relativi alla sfera privata di Leone XII, pontefice dal 1823 al 1829.

Annibale della Genga
si trovò a fare il papa in un momento storico delicatissimo, quello della restaurazione postnapoleonica.
Questo pontificato così centrale nella storia della Chiesa è già stato oggetto di importanti ricerche, che ne hanno evidenziato molteplici aspetti, a iniziare da quello economico, a quello più prettamente religioso, senza dimenticare quello artistico, e quello del governo dello Stato pontificio. 
Accanto a tanta grandezza, il tema qui affrontato racconta invece di povertà, di vecchiaia, di emarginazione, ma anche di generosità, e di devozione ad alcuni valori cristiani fondamentali.

SUPPLICHE AL PAPA. L’episodio di cui si vuole parlare accade nel 1828 e ha come protagonista Leone XII e un vecchio parroco del territorio marchigiano.
A Roma per qualsiasi affare per il quale non si volesse o potesse seguire il normale iter burocratico amministrativo si poteva rivolgere una supplica alla clemenza del Pontefice, chiamata “rescritto”, allo scopo di ottenere una risposta scritta di suo pugno, favorevole all’istanza presentata
Inoltre al Sovrano si poteva ricorrere contro provvedimenti emanati dall'autorità laica o religiosa che il ricorrente riteneva lesivi dei propri diritti o delle proprie aspettative.

Il Pontefice esaminava il caso e di suo pugno, o dando opportune istruzioni al Segretario dei Memoriali, definiva il ricorso e il più delle volte lo rinviava all'autorità competente per l'esecuzione.
In un mondo segnato dalla precarietà, dalla mancanza di garanzie assistenziali, specie in vecchiaia quando non si poteva più lavorare, in tanti si rivolgevano direttamente al Papa con lunghi elenchi di disgrazie, malattie, lutti per ottenere la sua benevolenza.
Nel 1828 a Papa Leone XII arriva, fra le tante, una supplica scritta in poesia. La firma è di un sacerdote nativo di Fabriano: Giuseppe Albacini, di anni 85.
Albacini era stato parroco di Pierosara, frazione di Genga in provincia di Ancona e nei registri parrocchiali, conservati nella chiesa di S. Sebastiano Martire, risulta che dal 1803 al 1820 tutti gli atti della parrocchia sono firmati da Lui.

Pierosara
Oppresso da problemi di salute e però capace ancora di comporre in rima, il parroco si rivolge al papa esponendo tutti i suoi guai: la vecchiaia, la cecità, la solitudine e l'estrema povertà. In passato per far del bene ai suoi fedeli, ha speso tutti i pochi averi e ormai vecchio e invalido osserva con rammarico di non poter contare sulla solidarietà di nessuno :
“L’uomo canuto oggi così si tratta / da questa ingrata sconoscente umana schiatta”.

IN SOGNO APPARE LA MADRE DEL PAPA. Dopo questa triste premessa, entriamo nella parte più importante della supplica: il sogno in cui gli appare Aloisia cioè Maria Luisa Periberti, discendente dal Paradiso, madre di Leone XII. Riconoscente al parroco per avere pregato per Lei nella messa celebrata subito dopo la sua morte, la nobildonna, anch’essa originaria di Fabriano, ha parole di orgoglio verso quel figlio diventato papa ( “…Gesù Cristo lo volle in sua terrena Sede / salda per sempre a mantener la fede…”) e verso la chiesa di Frasassi, ideata e fortemente voluta da Annibale Della Genga quando era ancora cardinale e finita di costruire nel 1827, dedicata proprio alla Madonna Madre di Dio, erroneamente attribuita all'architetto Giuseppe Valadier.
santuario Madonna di
Frasassi
RICHIESTA DI SUSSIDIO AL PAPA. Infine la Madre del Papa, consiglia il parroco di rivolgersi a suo nome alla grande misericordia di Leone XII per finire con dignità quel poco che gli resta da vivere.
Albacini segue il consiglio e scrive al Papa perché gli conceda un sussidio.
La reazione di Leone XII nel leggere una supplica così speciale, rispetto alle tante altre usuali che riceveva, non ci è dato conoscere. Ma il ricordo e l'intercessione della madre, di cui ne venerava la memoria, dovettero colpire il papa e produrre l'effetto sperato.
E così Leone XII di suo pugno scrive un rescritto, che nell’ultima frase è anch’esso in rima, e concede un sussidio al parroco: Si vera sunt esposita, / provveda il nostro tesoriere e all'oratore / faccia una assegnazione che gli conceda / modo di ben campare nell'ultime ore. / In breve, per cena pranzo e dejner/ gli passi ciascun giorno giuli tre. [...]
LE CARTE D'ARCHIVIO E LA BIBLIOGRAFIA. La documentazione citata è in ASR, Computisteria generale della RCA, 1477-1870, div.VII, b.481, fasc. 188.
Su Genga e sul ponticato di Leone XII è in atto un progetto pluriennale di ricerca che dal 2012 ha portato alla pubblicazione da parte dell’Assemblea
Legislativa della Regione Marche di ben sei volumi.
Citiamo fra gli altri: Il conclave del 1823 e l’elezione di Leone XII , a cura di Ilaria Fiumi Sermattei e Roberto Regoli (2016), e Antico, conservazione e restauro a Roma nell’età di Leone XII , a cura di Ilaria Fiumi Sermattei,
Roberto Regoli e Maria Piera Sette (2017).
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(1) Questo articolo è stato pubblicato nel settimanale "L'Azione" del 21/10/2017 pag, 22, clicca qui [...]

9 novembre 2017

Le strade di Roma e il Catasto Alessandrino



Nell'accezione comune il catasto è un registro, nel quale si elencano e descrivono i beni immobili, cioè terreni o fabbricati. I dati registrati devono comprendere anche: l'indicazione del luogo e del confine, il nome dei loro possessori e le relative rendite, sulle quali poter calcolare  tasse e imposte. E si perchè lo scopo di ogni catasto è quello di conoscere per tassare.

CATASTO ALESSANDRINO. Se invece prendiamo in esame il catasto Alessandrino, gioiello del prestigioso   patrimonio documentario dell’Archivio di Stato di Roma, sembra piuttosto l’opera di qualche bravo pittore vedutista del 1600, anziché un documento redatto con scopi amministrativi. 
Ebbene la particolarità di questo importante catasto è costituita dalla fascino delle bellissime piante acquerellate che lo compongono, risalenti al 1660-1661, e che furono consegnate all’amministrazione pontificia, in seguito a quanto prescritto dal bando emanato il 31 gennaio 1660 per ordine di Alessandro VII Chigi Barberini e dal presidente e dai maestri delle strade.

In conseguenza  di questa disposizione tutti i proprietari dei terreni, casali, orti (etc) situati fuori dalle mura urbane di Roma dovevano consegnare documentazione attestante i loro possedimenti. 

Quattrocento bellissime piante acquerellate furono quindi consegnate all’amministrazione pontificia, indispensabili per far pagare le tasse da utilizzarsi per la riparazione e manutenzione delle strade consolari, adoperate dai possidenti per raggiungere le loro tenute. 
Via Ostiense 
ASR, Catasto Alessandrino

LE MAPPE. Le circa 400 mappe acquerellate a mano furono raccolte dalla Presidenza delle strade, nel 1660-1661, al fine di ripartire equamente le contribuzioni tra i proprietari delle tenute poste lungo il percorso delle strade consolari che partivano dalle Porte di Roma; e molte sono copie di originali più antichi. 
E dovevano servire proprio per la riparazione e manutenzione delle strade consolari.
Erano conservate rilegate in volumi suddivisi per strada, precedute da piante generali, che tracciano lo sviluppo delle singole strade consolari a partire dalle porte cittadine

STRADE CONSOLARI. Le piante generali riguardano le seg. strade:
-Pianta della strada fuori di porta Salaria e Pianciana, 
-Pianta della via "Lamentana" fuori Porta Pia verso Monte Libretti, Nerola, Poggio S. Lorenzo e Rieti, 
- Strada fuori Porta S. Lorenzo fino "al cavaliere confino di Regno"  
- Strada fuori Porta S. Giovanni verso Marino, Velletri, Sermoneta "sino alle      Case Nove"  
- Sviluppo della strada fuori Porta S. Giovanni verso Grottaferrata,  Valmontone, Montefortino, Segni, Anagni fino a Ferentino di Campagna  
- Sviluppo della strada che da Prima Porta va in Sabina e a Fiano  
- Sviluppo della strada Flaminia fuori porta del Popolo 
- Sviluppo della strada fuori di Porta del Popolo da Roma sino a Viterbo (per
caccia al cervo con cani e cacciatori
a piedi e a cavallo armati di fucili
ASR, Catasto Alessandrino
Sutri e per Ronciglione)
Sviluppo delle strade Prenestina e Casilina fuori Porta Maggiore e fuori Porta S. Giovanni  
- Sviluppo della strada che da Porta S. Pancrazio "passa per la Pisana e arriva a Maccarese" (incrocio con la strada di Porto a Ponte galera e con la strada di Civitavecchia al ponte de' Tre Denari) 
- Sviluppo della via Ostiense da Porta S. Paolo fino a Ostia e della via verso Ardea fino a S. Procula.
- Sviluppo della strada fuori Porta Angelica e Castello verso la Croce di Monte Mario fino all'incrocio con la strada proveniente da Porta del Popolo verso Viterbo, e delle strade verso Ponte Molle e altre strade "trasversali" dette Valle dell'Inferno e Balduina fino ai fossi della Sposata, Balduina e Capo a Prati  
- Sviluppo della strada fuori Porta S. Sebastiano e Latina fino a Nettuno (con diramazione verso tor di Mezzavia e Frattocchie).

CHE COSA DESCRIVONO LE MAPPE. Interessante è la ricchezza di particolari  inseriti in queste mappe, disegnati con somma maestria. 
ASR, Catasto Alessandrino- particolare
della trebbiatura
Questi dettagli riguardano prima di tutto gli edifici situati lungo il percorso delle strade consolari e nelle tenute (case, palazzi, torri, ruderi, borghi, osterie, chiese, castelli, capanni per agricoltori e per i pastori, ferriere,  fontanili, grotte e anticaglie, magazzini, capanne di pescatori, etc). 

Ci sono poi dettagli interessanti sulle attività collegate alla vita economica della Campagna romana: l' aratura, la trebbiatura, la mietitura, la sarchiatura, pascoli, la pesca, la caccia.
In alcuni  disegni conosciamo anche gli animali che popolano queste zone: capre, pecore, cinghiali, lepri, buoi, uccelli di vario tipo, pesci, cervi  e la vegetazione (boschi, arboreti, stagni, macchie, pagliai, vigne, canneto, pantano).

donna con covone
ASR, Catato Alessandrino
Altri particolari riguardano poi gli esseri umani e alcune loro attività: donne al lavoro, scene di pastorizia, viaggiatori con carrozza e portantine, caccia con fucile a volatili e a cervi,  viandanti incappucciati, pastori, cacciatoridiligenze al galoppo con passeggeri e scorta armata, contadini con fascine sul capo,  scene di agrimensori al lavoropascoli con pastori e capre, caccia con fucile e bastoni a lupi che assalgono un asino e un agnello, trasporto con asini da soma, pastori che bevono dalla borraccia.

Le 400 mappe del catasto Alessandrino, conservate presso l'Archivio di Stato di Roma sono state digitalizzate  e sono consultabili collegandosi all'indirizzo che segue...  
clicca qui >>

LE PORTE DI ROMA. Accanto alle piante delle vie consolari e delle "
vigne, canneti, horti, pediche, casali o terreni" situati fuori delle mura urbane - in quella parte del territorio dell'Agro Romano che corrisponde all'incirca all'area dell'attuale Comune di Roma - si possono trovare anche i disegni delle splendide porte di Roma.
Ecco l’elenco delle porte inserite nel catasto Alessandrino:

porta Cavalleggeri (prospetto interno e esterno)
ASR, Catasto Alessandrino
Porta del popolo
porta del Popolo (prospetto interno)
porta del Popolo (prospetto esterno)
porta Latina(interno)
porta Latina (esterno)
porta Maggiore
porta Pia verso Roma
porta Pia verso S. Agnese
porta Portese (prospetto interno e esterno)
porta Salaria e Pinciana ( prospetto interno e esterno)
porta San Giovanni di dentro e porta S.Giovanni di fuori
porta San Lorenzo (prospetto interno)
porta San Paolo ( prospetto interno e esterno)
porta San Sebastiano (prospetto esterno)
porta San Sebastiano (prospetto interno)
prospetto della Porta S.Pancrazio (esterno)
prospetto della Porta S.Pancrazio (interno)