5 ottobre 2017

Assistenza ai vecchi nella Roma papalina

Nei secoli passati in giro per Roma c'era una vera e propria corte dei miracoli, costituita da accattoni e invalidi, che andavano vagando senza controllo costituendo un grave problema per l'ordine pubblico.  
Mendicanti, invalidi veri o finti, e di tutte le età,  si aggiravano in strade, piazze, vicoli, accanto a chiese e a palazzi nobiliari, ombre fisse accanto alle anche alle Porte cittadine. 
Ce lo raccontano i Bandi emanati dal Cardinal Vicario in primis  per identificare, sotto il portico di S. Maria in Trastevere, tutti gli accattoni e i provvedimenti emanati contro questa piaga sociale.

INIZIATIVE PER CONTRASTARE ACCATTONAGGIO. Così a partire dalla fine del Cinquecento  due papi in particolare agirono per contrastare il dilagare dell’accattonaggio, e non solo per motivi afferenti alla carità cristiana.
Il modo migliore per entrambi sarebbe stato quello di rinchiudere questa fetta della popolazione pericolosa, incontrollabile, oziosa e spesso bugiarda in istituzioni create ad hoc. Qui avrebbero avuto cure, vitto e alloggio, e punizioni in caso di ribellione, in cambio di qualche lavoro. In tal modo si sarebbero potute controllare e prevenire le loro malefatte. 

SISTO V E L'OSPEDALE DEI MENDICANTI. Il primo fu il grande Sisto V che nel 1597, acquistate alcune case nei pressi di Ponte Sisto, sulla riva sinistra del Tevere, commise all' architetto Domenico Fontana di restaurarle di sana pianta, adattandole ad Ospizio capace di ricoverare 400 vecchi ed invalidi, con dormitori, officine, ospedale interno, farmacia, assegnando rendite atte a coprirne i costi.  

LA FAMIGLIA ODESCALCHI. A fine seicento un monsignore della ricca famiglia Odescalchi varò l'iniziativa di un primo ospizio a Ripa Grande dove si assistevano gli invalidi, i fanciulli e le zitelle. Qui i fanciulli venivano avviati al lavoro.

PAPA INNOCENZO XII E L0SPIZIO DI SAN MICHELE A RIPA. A seguire Innocenzo XII nel 1693 decise di riorganizzare l'assistenza pubblica di Roma, cominciando con il raccogliere in un'unica istituzione e in un unico luogo prima l'infanzia abbandonata, poi progettando di concentrarvi anche le altre categorie di poveri assistiti, che erano all'epoca  collocati a Ponte Sisto e al Palazzo lateranense.
Decise così di finanziare l'Ospizio apostolico dei poveri invalidi, prima situato in san Giovanni in Laterano, poi spostato nell'ampio comprensorio del S. Michele a ripa. A questo istituto veniva demandato il compito di ricoverare i fanciulli indigenti, per fargli imparare la dottrina cristiana, la lettura e la scrittura e a fare di conto, e poi venivano avviati alla pratica di qualche mestiere
Ospizio di
San Michele a Ripa
Ma non solo.
Nel 1708 papa Clemente XI affidò a Carlo Fontana l'ampliamento dell'edificio per accogliere i vecchi dell'Ospizio dei Mendicanti (quello aperto da Sisto V) e la costruzione di un carcere minorile, per correggere gli adolescenti traviati.   
Qui avrebbero avuto cure, vitto e alloggio, e punizioni in caso di ribellione, in cambio di qualche lavoro. In tal modo si sarebbero potute controllare e prevenire le loro malefatte. 
Con l'apertura di questi istituti si volevano recludere questa fetta della popolazione pericolosa, incontrollabile, oziosa e spesso bugiarda in istituzioni create ad hoc,  costringendoli a lavorare e centralizzare anche le risorse economiche parcellizzate tra i diversi soggetti che a Roma in modo disorganico già si occupavano del problema.
In entrambi i casi però non si può parlare di successo.

ASSISTENZA PRIMA A MENDICANTI POI AI VECCHI. In particolare nella storia dell'Ospizio apostolico è possibile rintracciare un'interessante trasformazione, quando smise di essere un luogo di segregazione per accattoni, mendicanti recalcitranti a farsi recludere e a lavorare e si trasformò in un istituto di assistenza per giovani e vecchi dei due sessi.
Soprattutto l'assistenza alla vecchiaia nelle epoche passate si presta a molte riflessioni.  
A. Morbelli (1854-1919)
Innanzitutto anche a Roma, dal Seicento all'Ottocento, per parlare di vecchiaia si dovevano comunque considerare chi arrivava a settantanni.
In quelle epoche dove l'aspettativa di vita era molto più bassa, in pochi raggiungevano questo traguardo,  in quanto si moriva molto più giovani.

Già nei primi del Settecento, quando furono emanati i Bandi per regolare le domande di ammissione all'Ospizio si ritrova traccia di un cambiamento epocale nell'assistenza pubblica romana.
Si insisteva molto sull'assistenza  ai vecchi, alle vecchie e agli storpi, oltre che ai ragazzi e alle ragazze, dimendicandosi dei mendicanti, su cui invece si era insistito al momento della fondazione dell'Ospizio, ad imitazione del S.Sisto.

NON C'ERA IL WELFARE. Un motivo ovviamente c'era. Consideriamo che 
la precarietà, la mancanza di garanzie assistenziali e pensionistiche incideva duramente sulla qualità della vita sopratutto da vecchi, quando cioè non si poteva più lavorare per sopravvivere. 
E proprio esaminando le domande di ricovero che pervenivano al grande istituto romano del San Michele, è possibile rintracciare storie concrete di persone invecchiate e impoverite, però con alle spalle situazioni lavorative e sociali diverse.
In sostanza non si trattava  di veri e propri poveri, ma di persone che lo erano diventate. Uomini e donne che in origine avevano situazioni non particolarmente disagiate, ma che per via dell'età, di malattie, di incidenti, di affari andati male, di cattiva amministrazione dei propri beni, di doti svanite nel nulla per necessità o per dolo, avevano finito per trovarsi in una condizione di bisogno e spesso di vera e propria indigenza.
A. Morbelli (1854-1919)
Vecchie calzette
L'istituto così era arrivato a preferire questo tipo di "poveri" in quanto potevano contribuire a pagare il loro mantenimento grazie ai beni residui, o a quelli che potevano ottenere da qualche benefattore o ex datore di lavoro, oppure regalare all'Istituto oggetti di vario tipo (mobili, quadri, oro etc) frutto della vita lavorativa precedente.

Gli UOMINI. Gli uomini passavano una vita faticosa, fatta di cambi di attività, passaggi da una mansione all'altra, spesso le più disparate,  
coni periodi di inattività più o meno lunghi, in cui dovevano dar fondo agli esigui risparmi, e man mano che si andava avanti negli anni in molti si trovavano costretti a chiedere assistenza allo Stato.
Non ce la facevano a tirare avanti non potendo svolgere alcun tipo di mestiere.

LE VEDOVE. Per le donne c'era invece il problema della vedovanza: perdendo il marito perdevano anche il sostentamento, non potevano pagare più una pigione, quindi erano senza un tetto e spesso anche i figli maschi negavano il loro aiuto. 
Quindi per loro e tanti altri la soluzione era quella di tentare di entrare nell'Ospizio.
Non si trattava però, come dire,  di nullatenenti ma di uomini e donne che comunque nella maggior parte dei casi aveva dei beni da far valere per entrare nell'Ospizio del san Michele.

RACCOMANDAZIONI PER ENTRARE E STARE BENE. Anche qui c'era, come al solito, bisogno della raccomandazione, che permetteva di godere di stanza singola, propri mobili, mangiare non nel refettorio comune etc. 
Era necessario il pagamento di una somma per entrare, almeno 30 scudi ma i "ricchi"-poveri per farsi ricoverare erano spesso disposti a dare somme superiori.
Si evitava così il sistema dell'estrazione casuale dei nomi dal bussolotto, perchè il numero dei richiedenti era sempre elevato.
Dudreville Leonardo 1885 - 1975
vedove di guerra

LATI PERVERSI NELL'ASSISTENZA.  L'internamento dei vecchi in questa struttura mostrava poi dei lati veramente perversi. Facendo leva sul sentimento della riconoscenza si interrogavano, in entrata, i vecchi con scrupolosa attenzione ai loro beni sia immobili, perche una volta morti sarebbero passati all'istituzione sia gli oggetti, mobili, ori, vestiario.
Insomma a tutto veniva dato un valore anche ai cenci che portavano addosso. Tutto veniva poi venduto in caso di morte.
Per non parlare dei furti che i vecchi subivano da personale interno o da altri vecchi delle poche cose, che era lecito tenere accanto a sè.

LA DIFFICILE CONVIVENZA. La differenza sociale fra vecchi che si poteva riscontrare all'interno dell'Ospizio rendeva molto dura la convivenza: abitudini diverse, sporcizia, dormitori, mangiare in sale comuni..provocavano spesso liti, lamentele etc.
Come girone dell'inferno.
Alcuni, potendo infatti se ne andavano.

LE CARTE D'ARCHIVIO E LA BIBLIOGRAFIA. La documentazione relativa agli argomenti trattati è nell'archivio dell'Ospizio di S. Michele (1525-1898) 
per la bibliografia interessante volume è Il welfare prima del Welfare di Angela Groppi.

26 settembre 2017

L’Expo immaginato: Roma '42 e il quartiere Eur.

Anche  80 anni fa proprio Roma avrebbe dovuto ospitare un' EXPO...Ma fu tutta un'altra storia...

Era il giugno del 1935 e Giuseppe Bottai, governatore di Roma, sottopose a Mussolini un "Progetto di massima per una Esposizione Universale a Roma".
Anche in quell'epoca si era visto che il lancio della propria immagine di potenza politica e sociale passava anche dall'organizzare un' esposizione universale, nata dopo quella organizzata Londra nel 1851.
L'obiettivo di questa esposizione sarebbe stato quello di celebrare il fascismo nel ventennale della conquista del potere e contemporaneamente la costruzione di nuovi e edifici permanenti, realizzati da valenti architetti dell'epoca. Coordinatore del progetto sarà poi nominato l'architetto Marcello Piacentini.
Detto fatto, nel giro di pochi giorni venne approvata la domanda ufficiale di autorizzazione, presentata dall'Italia nel giugno del 1936 al Bureau International des Expositions (1).

SCELTA DELLA ZONA DOVE COSTRUIRE
Mussolini stesso scelse la zona dove ubicare la mostra, indicando quella delle Tre Fontane e in quell'occasione stabilì anche di sistemare e valorizzare le zone di Ostia Antica e il Lido di Castelfusano, sviluppando così la città verso il mare.

Creazione dell'Ente EUR
Per l'Esposizione venne istituito l' "Ente autonomo Esposizione Universale e Internazionale di Roma", (legge 26 dicembre 1936, n.2174 ), con una propria personalità giuridica e gestione propria, direttamente dipendente dal capo del governo.
Con la rapidità  vennero scelti anche i responsabili dell'organizzazione: commissario Generale dell'Esposizione fu nominato il senatore Vittorio Cini, affiancato da due commissari aggiunti: l'onorevole Oreste Bonomi della Direzione generale del Turismo presso il Ministero per la stampa e propaganda, e l'on. Cipriano Efisio Oppo,segretario generale della Quadriennale di Roma. I tre commissari dovevano collaborare con il Governatorato di Roma e con i vari ministri competenti.  

Oggetto dell'Esposizione

Archivio Centrale dello Stato,
cartoni relativi al Palazzo dei Ricevimenti
e dei Congressi, 
1941
Nel giugno del 1937 il commissario Cini inviò alla Segreteria particolare del duce il programma di massima riguardante la Rassegna alla quale fu assegnato il tema " Olimpiadi della Civiltà- ieri, oggi, domani ", e nel quale Cini esplicitamente affermava che lo stile dell'Esposizione del 1942 "dovrà assumere caratteri di grandiosità e monumentalità e tenderà a creare lo stile definitivo della nostra epoca quello dell'anno XX dell'Era Fascista" .

Un altro passo avanti fu l’incarico dato ad una commissione formata dagli architetti Giuseppe Pagano,Marcello Piacentini, Luigi Piccinato, Ettore Rossi, Luigi Vietti,  per realizzare il piano regolatore per l'E 42 nel gennaio del 1937, piano che fu approvato già nell'aprile dello stesso anno.

Tutte le leggi e i provvedimenti che riguardavano la rassegna furono presi in tempi rapidi : già a distanza di pochi mesi dall'approvazione del piano , Mussolini partecipò alla cerimonia di " posa della prima pietra " del Palazzo degli Uffici e si era già provveduto all'espropriazione dei terreni (l. 3.febb.1938, n.126), circa 400 ettari pagati a prezzo agricolo.

La guerra interrompe il progetto 

La crisi internazionale del 1939 creò notevoli però ostacoli alla realizzazione dell'Esposizione: blocco delle adesioni da parte dei paesi stranieri,aumento dei costi, difficoltà nel reperire uomini, materiali e mezzi necessari all'attività intrapresa. 
Mussolini diede comunque, disposizioni di continuare il progetto, mentre Cini, più realisticamente, mise in evidenza quanto di positivo era già stato realizzato

Dopo vari tentativi di Cini , prima di rinviare l'inaugurazione della rassegna al 1944 o al 1947 o di cambiarne il carattere trasformandola in un'Esposizione " Nazionale" o dell' "Asse" o " Continentale", nel febbraio del 1943 sua proposta l'Ente viene trasferito in seno al Governatorato alle dipendenze del nuovo governatore di Roma Gian Giacomo Borghese. 

Al momento della consegna alcuni lavori erano terminati (strade,gallerie,fognature, ponti), quasi ultimata la sistemazione dei parchi e dei giardini, completato il Palazzo degli Uffici ,in dirittura d'arrivo il Palazzo della Civiltà italiana , il Palazzo del ristorante e la Chiesa. Invece per altri nove edifici era stato realizzato il rustico , mentre di altri ancora solo le fondamenta.  

La guerra poi causò gravi danni alle costruzioni e alle opere già realizzate , che diventeranno teatro di scontri sanguinosi e roccaforte dell'occupazione delle truppe naziste prima e delle forze alleate dopo.

Subito dopo l' 8 settembre 1943 le truppe tedesche occuparono il Palazzo degli uffici, sede dell' ente autonomo dell' Esposizione universale di Roma.
L' occupazione , oltre ad arrecare danni all' edificio ed alle suppellettili,
fu causa di disordine e di parziale distruzione e dispersione dell' archivio.
Alla fine del 1944 venne sciolta l'Amministrazione ordinaria dell'Ente. 

Il quartiere EUR
Così dopo un lungo periodo di abbandono, gli edifici furono completati nel dopoguerra, e precisamente a partire dal 1951.

Nel 1961 fu ufficializzata la nascita di un quartiere con il nome di  EUR, quartiere moderno celebre per la sua architettura razionalista, concepito e costruito in occasione dell'Esposizione Universale.
Ma il momento cruciale di sviluppo in un moderno quartiere direzionale e residenziale furono proprio le mitiche Olimpiadi del 1960. che ebbero proprio nell'EUR uno dei principali centri delle manifestazioni.

Tutte queste vicende si svolgono nella cornice di un’architettura geometrica, razionalistail cui massimo esponente fu l'architetto Marcello Piacentini, e che è indubbiamente associata al periodo fascista. 
Un impasto di classico e moderno, che vedeva nella Roma mussoliniana l’erede di quella dei Cesari.
Molte delle costruzioni ipotizzate per l’Expo del ’42 non furono mai realizzate, come la porta imperiale, "l’arco della nuova Roma", o le avveniristiche fontane. Eppure gli interventi compiuti nel corso dei decenni successivi non hanno stravolto l’impianto originario, tant’è che lo stesso Piacentini, fautore di una visione "classica, ma moderna, modernissima", lavorò al quartiere anche nel dopoguerra.

Danni all'Archivio dell'Ente EUR

La difficile storia vissuta dall' Ente eur aveva provocato uno stato di abbandono e di disordine delle carte dell'archivio dell'Ente Eur 
volle porre rimedio l'avvocato Luigi di Maio, che è stato Commissario straordinario  dell'Ente Eur dal 1980 al 1985.
Rendendosi conto del valore storico- documentario delle carte Di Maio chiese ed ottenne che la documentazione prodotta dall' ente tra il 1937 e il 1943 fosse depositata presso l' Archivio centrale dello Stato.

Le carte, con alcuni schedari e molte centinaia di fotografie trovati negli stessi locali, furono trasferite all' Archivio centrale dello Stato nell' ottobre del 1982. Poi anche 5000 disegni (lucidi e cianografie) relative ad opere architettoniche ed urbanistiche, centinaia di lastre fotografiche e i cartoni esecutivi di 148 opere artistiche.
Nel settembre del 1984 fu perfezionato con una convenzione il deposito della documentazione prodotta negli anni 1937-43 in funzione dell' organizzazione dell' esposizione del 1942, con la sola eccezione dei collaudi, ancora utili all' ente.

Dalla documentazione emerge in tutta la sua portata il gravoso e difficile impegno dell' ente per portare a termine ad un tempo due ambiziosi programmi: la realizzazione dell' esposizione universale e la creazione dal nulla, su un' area di circa 429 ha, di un quartiere urbano di nuova concezione, unico nel suo genere, per il complesso di opere urbanistiche, architettoniche e artistiche.

BIBLIOGRAFIA.Vedi: E 42.Utopia e scenario del regime, a cura di Tullio Gregori e Achille Tartaro, Roma, Marsilio, 1992.
LE CARTE D'ARCHIVIO: vedi l'archivio dell Ente autonomo esposizione universale Roma - EUR E42 (1935-1951)
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1) La manifestazione ormai era diventata uno strumento necessario per un paese per lanciare la propria economia e la propria immagine di potenza politica e sociale. Oramai troppi interessi erano entrati in gioco e la portata mondiale del fenomeno fece scature la necessità di avere un regolamento a cui attenersi.
Così, da questi presupposti venne redatta la Convenzione di Parigi che sanciva la nascita del B.I.E - Bureau International des Expositions. Era il 1928 e 31 paesi nel mondo firmavano una convenzione che regolamentava sotto tutti i punti di vista l'organizzazione di questi eventi.
Con il nuovo secolo inizia la nuova era delle Esposizioni Universali.
La guerra, però, interrompe anche queste manifestazioni che riprenderanno solamente nel 1947.

2 settembre 2017

Villa Montalto-Peretti. Come procurarsi gratis l'acqua per il giardino!


L'acquedotto Felice è stato realizzato dal papa Sisto V (Felice Peretti 1585-1590), che non a caso è conosciuto anche grazie al poeta G.G.Belli come "er papa tosto "*, durante gli anni del suo brevissimo ma intenso pontificato. Coadiuvato dall’architetto Domenico Fontana, Sisto V riprende il progetto di portare l’acqua nella  zona alta della città - i cosìdetti monti, sede di importanti edifici e dove gli abitanti : ...essendo costretti a bere ordinariamente l’acqua del Tevere..ne morivano per male di renella da essa cagionato...

VILLA MONTALTO. Ma facciamo un passo indietro. Quando era ancora cardinale, Felice Peretti si era fatto costruire una bellissima villa, per estensione la più vasta che Roma abbia mai conosciuto, dallo stesso architetto  Domenico Fontana.
La villa sovrastava le Terme di Diocleziano e sorgeva proprio nella zona di  S. Maria Maggiore sull'Esquilino
Nell'area, dove si trova attualmente anche la stazione Termini,  sorgeva quindi questa cinquecentesca villa rinascimentale, la più grande costruita dentro le mura aureliane e una delle più sontuose


Villa Peretti-Montalto di G.B.Falda
(al centro Il Casino)
La villa del cardinale Felice Peretti, poi diventato papa col nome di Sisto V, aveva una impressionante estensione ben documentata già dai cartografi  seicenteschi le cui planimetrie consentono di fissarne i confini tra le attuali  via Marsala, via del Viminale/via De Nicola, via Depretis/via Liberiana/via Carlo Alberto. 


La villa conteneva due residenze, il Palazzo Sistino o "di Termini" (delle Terme) e il casino, chiamato Palazzetto Montalto e Felice
Era un luogo incantevole, ammirato dai viaggiatori stranieri che venivano a fare in Grand Tour in Italia.

Prima della sua completa sparizione, la villa cambiò più volte proprietari: dopo l’estinzione del ramo principale dei Montalto Peretti essa passò ai Savelli (dal 1655 al 1685), quindi ai Negroni (dal 1685 al 1784), in seguito a Giuseppe Staderini (dal 1785 al 1796) e infine ai Massimo.
per volontà del padre gesuita Massimiliano Massimo fu costruita, proprio nell'area occupata dalla villa,il palazzo Massimo tra il 1883 e il 1887,  dall’ architetto Camillo Pistrucci. 

Sisto V
SISTO V HA BISOGNO DI TANTA ACQUA PER I GIARDINI. Per alimentare i suoi splendidi giardini, viali alberati, i giardini, i frutteti,  le fontane, le  peschiere , il tutto adornato con numerosissime statue, antiche e moderne,  la villa aveva bisogno di un enorme quantitativo d'acqua.
E Sisto V non esita a  procurarsela! Il grande pontefice, noto per una serie di iniziative veramente sorprendenti, per la progettazione di questo acquedotto non si ferma davanti alla difficoltà dell'impresa nè le enormi somme , che un tale progetto richiedeva.  Per la sola conduzione a Roma dell’acqua Felice si parla di anche di 300.000 scudi.

Così in data 28 maggio 1585 firma di suo pugno l'atto che dà inizio alla grandiosa opera di ripristino. Nel presentare il progetto l'abile Sisto V unisce motivazione sociali a quelle  personali : dichiara di volere migliorare l'ornato e il decoro di Roma e di aumentare la comodità e l'utilità che ne avrebbe tratta il popolo e così ...incrementa anche il sistema idrico della  sua vasta proprietà!!!


villa Montalto
 ingresso principale
Viene così stipulato l’istromento di acquisto dell’acqua del casale di Pantano dei Grifi di proprietà del nobile Marzio Colonna
L’acquedotto Felice forniva la parte alta della città i cosìdetti Monti, sboccava al Quirinale, al fontanone di piazza S.Bernardo, correva sull’Esquilino vicino S.Maria Maggiore e sul Pincio, per poi biforcarsi verso le Quattro fontane e il Quirinale, poi ancora verso piazza S.Marco e il Campidoglio.

LE CARTE D'ARCHIVIO. Documenti interessanti circa il ripristino dell'acquedotto felice  sono l'archivio della Presidenza degli acquedotti urbani e in quello dei Notai di acque e strade, e la serie Chirografi del camerale I,  conservati nell'Archivio di Stato di Roma. 
La ricerca contempla po la necessità di recarsi all'Archivio storico capitolino. 
Comunque sarà utile leggere gli altri post in questo blog con tags Presidenza degli acquedotti urbani.  
Vedi anche le planimetrie di Roma di Matteo Greuter, Antonio Tempesta, Giovanni Maggi, Giovanni Battista Falda.
Per la bibliografia sulla villa Montalto-Peretti  vedi l'articolo http://edoc.bbaw.de/volltexte/2010/1539/pdf/04_Rausa.pdf 
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*Cfr. Così lo definisce nel sonetto romanesco "Papa Sisto".

4 luglio 2017

La pensione che non c'è. Supplica in poesia di un vecchio parroco di Genga a Leone XII

(Archivio di Stato
di Roma,  Supplica di G.Albacini)
Siamo nel 1828, a Roma sul soglio pontificio siede Leone XII (28 settembre 1823-10 febbraio 1829)al secolo Annibale della Genga
Questo papa era nato a Genga, ridente comune oggi provincia di Ancona, il  2 agosto 1760 dal conte Ilario della Genga e dalla contessa Maria Luisa Pariberti di Fabriano.
Annibale era il sesto di dieci figli. 
Ma non vogliamo raccontare del papa, altri hanno già ampiamente studiato questo pontificato così centrale nella storia della Chiesa.
Vogliamo segnalare documenti e riflessioni sulla miserabile condizione di un vecchio parroco del territorio marchigiano,  che si rivolge in modo inconsueto a Leone XII   per ottenere un sussidio. 
Insomma una storia nascosta tra le carte conservate nell'Archivio di Stato di Roma.

LE SUPPLICHE. Per qualsiasi affare per il quale non si volesse o potesse seguire il normale iter burocratico amministrativo ci si poteva rivolgere alla clemenza del Pontefice, allo scopo di ottenere un rescritto favorevole.
Inoltre al Sovrano si poteva altresì ricorrere contro provvedimenti emanati dall'autorità laica o religiosa che il ricorrente riteneva lesivi dei propri diritti o delle proprie aspettative. 

Il Pontefice esaminava il caso e di suo pugno, o dando opportune istruzioni al Segretario dei Memoriali, definiva il ricorso e il più delle volte lo rinviava all'autorità competente per l'esecuzione.

SUPPLICA SCRITTA IN RIMA. Nel 1828 a Papa Leone XII arriva, fra le tante, una supplica veramente speciale.  
Questo scritto non ha la solita forma discorsiva di uso comune: un concentrato di disgrazie, dolori, lutti, narrati al fine di muovere la benevolenza del papa, ma si tratta di un poemetto in sestine
Se singolare è la forma, il fine è invece comune: ottenere dal papa un sussidio, un aiuto economico. 
In un mondo segnato dalla precarietà, dalla mancanza di garanzie assistenziali, specie in vecchiaia quando non si poteva più lavorare, in tanti si rivolgevano direttamente al Papa. 

DON GIUSEPPE ALBACINI. Chi scrive è il sacerdote Giuseppe Albacini di Fabriano di anni 85. 
Leone XII
Albacini dichiara di essere stato già parroco di Pietrosara, frazione di Genga
Dai registri parrocchiali in effetti risulta che dal 1803 al 1820 tutti gli atti della parrocchia sono effettivamente firmati da Albacini. 
Perchè questo anziano  parroco gravato da problemi di salute e che è bravo a comporre in rima, si rivolge al pontefice Leone XII?   
Il parroco nella prima parte del poemetto denuncia tutti i suoi guai: la vecchiaia, la cecità entrambi accompagnate dall'estrema povertà. 
Per far del bene ai suoi parrocchiani, in passato ha speso tutti i suoi beni per aiutarli, ciononostante oggi, vecchio e invalido, non riceve alcuna solidarietà da parte dei più giovani...L’uomo canuto oggi così si tratta da questa ingrata sconoscente umana schiatta....Questa è solo un'amara riflessione tratta dalla supplica!
Insomma da vecchio è diventato noioso a tutti, anche a sè stesso, e viene scansato da tutti, che non mostrano nei suoi confronti alcuna riconoscenza.
(Archivio di stato di Roma, particolare
del rescritto di Leone XII))

LA MADRE DEL PAPA APPARE IN SOGNO. Dopo questa triste premessa, Albacini racconta, sempre nella supplica, di un sogno in cui gli appare Aloisia (cioè Maria Luisa), la madre del pontefice Leone XII. 
E' ipotizzabile che i due si conoscessero, in quanto il parroco riferisce, sempre nel sogno, che la nobildonna Maria Luisa gli era riconoscente per avere pregato per Lei nella messa celebrata appena dopo la sua morte.
 La madre di Leone XII ha parole di orgoglio verso quello che il papa, Vice-Dio e suo figlio, rappresenta sulla terra. 
Nel sogno del parroco Albacini, la madre del Papa ricorda anche la chiesa di Frasassi, ideata e fortemente voluta da Annibale Della Genga quando era ancora cardinale e finita di costruire nel 1827. 
La chiesa era dedicata proprio alla Madonna Madre di Dio, la cui statua era posta sull'altare della chiesa per essere venerata, e come recenti studi hanno chiarito è stata erroneamente attribuita all'architetto Giuseppe Valadier.  

Infine la nobildonna invita il povero Albacini a rivolgersi a nome suo alla grande misericordia di Leone XII per finire in dignità quel poco che gli resta
Frasassi,
chiesa di Santa Maria
da vivere.
Così il consiglio viene accolto e Albacini invia la supplica in versi al potente Papa Leone XII, denunziando la sua difficile condizione, affinchè gli conceda un sussidio per finire dignitosamente la sua esistenza, che mai avrebbe immaginato così lunga. 

LA REAZIONE DI LEONE XII. Non possiamo ovviamente conoscere la reazione di Leone XII nel leggere una supplica così speciale rispetto alle tante altre che riceveva.
Possiamo solo ipotizzare che l'intercessione della madre dovette colpirlo e produrre l'effetto sperato.
Così Leone XII scrive un rescritto di suo pugno e concede un sussidio al povero Albacini: Si vera sunt esposita, provveda il nostro tesoriere e all'oratore faccia una assegnazione che gli conceda modo di ben campare nell'ultime ore. In breve, per cena pranzo e dejner gli passi ciascun  giorno giuli tre. 

LE CARTE D'ARCHIVIO E LA BIBLIOGRAFIA. I documenti di cui si è parlato sopra sono conservati in ASR, Computisteria generale della RCA (1477-1870). 
Per le suppliche vedi ASRSegreteria dei memoriali e Dataria apostolica,1753 - 1856.
Per conoscere il progetto pluriennale che riguarda Genga e il pontificato di Leone XII, il gengarino Annibale della Genga papa dal 1823 al 1829, è possibile consultare il sito : www.sullapietradigenga.com , dove si possono scaricare i volumi già pubblicati.
In particolare per conoscere il pontificato e la figura di Leone XII vai qui [...]
Per le notizie circa il conclave del 1823 e la costruzione della Chiesa di Frasassi vai qui [...]   


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1)Ricordiamo che entrambi erano di Fabriano. 

28 giugno 2017

Ancora altre tasse per abbellire Roma: arriva Carlo V nel 1536

 
Ritratto di Carlo V
Siamo nel gennaio 1536. Roma si prepara a ricevere la visita del potentissimo Carlo V d’Asburgo,  imperatore del sacro Romano impero.
Egli in effetti arriva a Roma nell'aprile del 1536, con lo scopo ben preciso di conoscere e cercare di farsi alleato il nuovo pontefice Paolo III (Alessandro Farnese, 1534 - 1549). 
La città deve essere resa più bella per accogliere con tutti gli onori questo grande personaggio.

TENSIONI FRA IMPERATORE E RE DI FRANCIA. Non va dimenticato che quelli erano anni di forti tensioni fra l'imperatore Carlo V e Francesco I di Francia, e di forti contrasti religiosi fra protestanti e cattolici. Questi conflitti avevano investito in pieno il pontificato di Clemente VII (1523-34), della famiglia de’Medici, che muore nel 1534. 
Alleato con i francesi contro  Carlo V, in lotta a Roma con la potente famiglia dei Colonna, Clemente VII però aveva dovuto subire il rafforzamento del potere imperiale su tutta la penisola italiana.
E, dulcis in fundo,  nel 1527, proprio durante il suo pontificato era avvenuto un fatto gravissimo per la città: il  sacco di Roma.

25 maggio 2017

Furti di libri a Roma nel 1678

La cronaca di questi anni riferisce che la Germania ha restituito all'Italia oltre cinquecento volumi storici che erano stati comprati da una casa d'aste a Monaco dopo essere stati trasportati illegalmente dall'Italia. I libri, fra i quali spiccano edizioni originali di Galileo Galilei e Copernico, erano stati trafugati dal direttore della Biblioteca dei Girolamini di Napoli, Marino Massimo De Caro, con l'aiuto di una organizzazione criminale. 
Le 'cinquecentine', ossia i libri stampati fra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo hanno un valore stimato fra i due e i tre milioni di euro.
Così in presenza di furti di libri rari e preziosi si pensa subito a  bibliofili di alto rango, a collezionisti facoltosi, che, desiderosi di ampliare la  loro collezione, sono disponibili a ricomprarli al mercato nero. 

FURTI A ROMA. Anche nella Roma delle epoche passate si può trovare traccia di questo reato, indubbiamente piuttosto raro in quanto riguarda una categoria di oggetti - i libri appunto-  che allora interessavano una minoranza di persone, cioè i pochi privilegiati che sapevano leggere..... 
Una conferma a quanto appena detto è nei documenti antichi del Tribunale criminale del governatore di Roma conservati nell'Archivio di Stato di Roma.

DENUNCE DI FURTI. Chi voleva denunciare un furto si doveva recare presso l'ufficio di questo tribunale e fare una regolare denuncia, che veniva registrata in appositi registri,  redatti in modo cronologico .  
Con la lettura di questi registri si apre un interessante panorama sugli oggetti che attiravano di più l'attenzione dei ladri nella Roma del Seicento
Vediamo così che i furti riguardavano perlopiù beni di prima necessità e facilmente rivendibili sul mercato o cose utili rubate per utilizzo personale: armi, stoviglie, animali, alberi,  vestiario (ferraioli cioè mantelli in particolare), lenzuoli, generi alimentari, valigie, pagherò del banco di S. Spirito, utensili, ferro, ma anche oggetti preziosi come  monete, medaglie, gioielli, armi etc. 
Da notare poi che si tratta quasi sempre di furti di modeste quantità di oggetti : ad es. un cucchiaio d'argento, un cavallo, etc. 
Molto raramente compaiono libri, mentre è già più diffuso il furto di quadri, sicuramente più richiesti dal mercato nero.
ASR, Verbale di  denuncia di furto di libri
Proprio in un registro del tribunale criminale del governatore di Roma (serie Denunce di furto anni 1604-1809) è registrata una denuncia fatta in seguito ad un furto di volumi antichi.
Infatti il  4 febbraio 1678 il custode della biblioteca della Sapienza  Carlo De Murris denuncia di essersi accorto che dalla libraria della Sapienza mancano una certa quantità di libri.
Al momento della denuncia, il custode non può dire il numero né la qualità di libri mancanti,  perché deve ancora controllare sull’inventario. Assicura però che dopo aver compiuto questa operazione, darà una distinta dei libri che mancano…(la ricerca su questo documento successivo è in corso e appena possibile se ne darà notizia.) 
La denuncia continua con la dichiarazione che uno del libri rubati è stato già ritrovato presso il libraro Gio. Capranica, che da parte sua aveva provveduto (non sappiamo se spontaneamente) a riconsegnarlo all’ufficio della Biblioteca. 
Si tratta di un volume in folio dello scrittore spagnolo Lucio Flavio Destro (V secolo d.c.) , autore del “Chronicon Omnimodae Historiae”, scritto nel 430 d.C. e dedicato a S. Gerolamo. Nella denuncia non viene citato il titolo.